
Oggi l’Europa è caratterizzata da una dinamica intensa di scambi e contatti reciproci legata tanto al traffico di merci e persone quanto ai mezzi di informazione e di intrattenimento. È una situazione nuova, sconosciuta anche durante l’epoca imperiale romana o durante il Medioevo, periodo per molti versi internazionale (si pensi al latino). Le comunità linguistiche europee si avvicinano l’una all’altra. Alla presa di coscienza dell’eterogeneità linguistica del continente si accompagna il contatto concreto con parlanti sempre piú numerosi di una quantità crescente di lingue.
La mediazione di una terza lingua (ad esempio l’inglese) non risponde
all’esigenza di approfondire questi contatti; nessuno dei due interlocutori ha
infatti la possibilità di servirsi della propria lingua o di compiere un passo
verso la lingua dell’altro. Gli europei condividono l’idea che la lingua
materna altrui vada rispettata, eppure giudicano generalmente eccessivo il
dispendio di tempo necessario all’acquisizione di conoscenze linguistiche che
possano permettere di capirla. Si rinuncia cosí a un’eterogeneità linguistica
autentica.
Inoltre, se è vero che le nazioni e le comunità linguistiche europee sottolineano volentieri quanto la presenza e il prestigio internazionali della propria lingua materna stiano loro a cuore, minori sono coraggio ed entusiasmo quando si tratta, su una base di reciprocità, di allargare il ventaglio di lingue offerte nelle scuole europee, agevolando cosí lo scambio culturale.
Lo scopo del nuovo metodo EuroCom è quello di stimolare il plurilinguismo
degli Europei con un metodo realista, in altre parole:
§
senza
esigere uno sforzo di apprendimento eccessivo;
§
senza
richieste massimaliste di competenza: riconoscendo cioè il valore, a scopi
comunicativi, di una competenza linguistica parziale.
Il nostro metodo si propone come un complemento necessario all’offerta
linguistica delle scuole. La maggior parte delle scuole europee offre a molti
allievi – con successo altalenante – competenze in una lingua straniera, sovente l’inglese, e ad alcuni in due lingue straniere. In entrambi i casi
si è ben lungi dalla realizzazione di un plurilinguismo che prenda seriamente
in considerazione l’eterogeneità linguistica del nostro continente e che
potrebbe permettere una competenza davvero europea.
Il primo scopo di EuroCom è quello di costituire un complemento, forse
indispensabile, all’offerta convenzionale di lingue straniere; esso vuole
tuttavia anche suggerire la possibilità di una riforma dell’insegnamento
linguistico volta a facilitare l’apprendimento.
La barriera principale per una competenza plurilinguistica piú diffusa è di
natura psicologica. Generalmente i problemi non nascono né da carenze di
talento linguistico o di intelligenza, né dalle limitazioni di tempo.
Si può parlare di barriera da due punti di vista: il primo riguarda lo
sforzo di apprendimento ipotizzato e temuto, il secondo concerne un’opinione
pubblica che considera il plurilinguismo eccezione e non normalità.
EuroCom si propone di ridurre radicalmente i timori di uno sforzo di
apprendimento eccessivo e di vincere gli ostacoli di una diffusa mentalità
negativa presente soprattutto nei grandi stati monolinguistici. La società e il
sistema educativo di questi stati hanno la tendenza a identificare nel plurilinguismo
un sintomo di sottosviluppo. Questi pregiudizi, di cui raramente si ha
coscienza, possono essere superati con un’attività mirata di informazione.
Non c’è dubbio che l’Unione Europea, in collaborazione con i governi
regionali e sovraregionali, potrebbe influire positivamente sul modo di
confrontarsi al plurilinguismo. Ma un programma di europeizzazione linguistica
potrà diventare effettivo solamente nel momento in cui l’accesso alle altre
lingue sarà reso piú semplice e immediato.
Nel passaggio da una lingua conosciuta a una nuova la fase iniziale è
cruciale. È soprattutto allora che il
discente è in preda alle proprie paure ed è maggiormente portato a dubitare
della propria motivazione. Una strategia in grado di offrire un apprendimento
che non necessiti sforzi immediati consistenti è la premessa ottimale per lo
studio.
Nella fase iniziale del nostro metodo lo studente non incontra difficoltà
o, piú precisamente, incontra solo quello che già sa – solitamente senza
esserne consapevole. Presto lo studente si rende conto di conoscere già una
parte importante della nuova lingua e acquista una confidenza maggiore. Scopre
in primo luogo ciò che non deve
studiare, constata che non ha ancora preso coscienza del capitale linguistico
che già possiede e che è sufficiente impossessarsene e investirlo nella nuova
lingua. La nostra esperienza mostra che in questo modo è possibile lanciarsi
nella nuova avventura con una motivazione molto elevata.
La nostra strategia prevede, inoltre, di rinunciare in un primo tempo alle
prestazioni linguistiche produttive (in altre parole a parlare e a scrivere).
Per l’intera fase iniziale ci concentreremo sulle prestazioni linguistiche
ricettive e in primo luogo sulla lettura. Trascorsa l’infanzia, la competenza
di lettura è quella in cui è piú facile progredire rapidamente. Essa
rappresenta di conseguenza il fondamento piú efficiente per lo sviluppo
successivo delle altre competenze, ossia per potere piú tardi scrivere, parlare
e capire un discorso orale. Sia detto per inciso che nella società informatica
la capacità di lettura è sempre piú importante.
La lezione tradizionale di lingua trasmette allo studente l’impressione
demotivante di dover partire da zero. Solitamente le prime frasi che incontra
sono primitive e tanto sgradevoli da frenare la sua ambizione conoscitiva. Con
EuroCom iniziamo invece con testi semplici ma realistici. Lo studente si
renderà conto di saper decifrare molto piú di quello che si sarebbe aspettato.
Competenze fino allora inutilizzate sono attivate in un tempo relativamente
veloce.
La rivelazione di ciò che nell’ignoto è già conosciuto è un processo che
segue due princípi linguistici:
§
la parentela
tra le lingue;
§
gli
internazionalismi (il lessico condiviso dalla maggior parte delle lingue in
ampie sfere della vita moderna e delle lingue settoriali).
Dal momento che non riguarda esclusivamente il lessico, la parentela tra le lingue è il fenomeno prioritario. Grazie a essa è possibile riconoscere strutture linguistiche già note, tanto nella fonologia quanto nella morfologia o nella sintassi.
La facoltà umana di trasporre esperienze, strutture e significati noti in
nuovi contesti permette di individuare ciò che nell’ignoto è già conosciuto.
EuroCom permette allo studente di sviluppare l’abitudine a fare uso sistematico
di questa facoltà nel passaggio a una nuova lingua. Lo scopo è il miglioramento delle capacità deduttive.
Anche in questo contesto non si pretende dallo studente nulla che egli non sia
già in grado di fare. Al fine di rendere piú efficiente questo procedimento
analogico e deduttivo, il nostro metodo offre tutto il bagaglio necessario e
permette di conseguire il massimo possibile di deduzioni corrette con un minimo
di investimento nello studio. In sintesi: EuroCom aiuta ad aiutarsi.
Grazie al superamento di un approccio tradizionale che prevede la
suddivisione di ogni prestazione linguistica in vero e falso e la
condanna e correzione di tutto ciò che non è puntigliosamente esatto, il nostro
tipo di insegnamento considera un successo ogni atto deduttivo che permetta di avvicinarsi al senso corretto del testo.
Non è necessario mettere in risalto quanto questo sia importante per la motivazione.
Il riconoscimento del senso generale di un testo è una prestazione che
merita di per sé di essere valorizzata e che può motivare lo studente a
migliorarsi e a esercitarsi ulteriormente. Gli errori non sono semplicemente sbagliati. Buona parte degli errori e
delle deduzioni erronee nasce da atti intellettivi coerenti e logici. Il nostro
compito è quello di incoraggiare lo studente a servirsi con maggior efficacia
delle strategie di deduzione e a sfuggire al timore di sbagliare.
EuroCom individua sette domini, che abbiamo chiamato “setacci”, nei quali è
possibile ritrovare ciò che è noto in ogni
nuova lingua affine. Il procedimento è esemplificato in questo volume sul
modello della famiglia delle lingue romanze (EuroComRom), ma lo stesso procedimento è applicabile alla famiglia delle
lingue germaniche (EuroComGer) o
slave (EuroComSlav). EuroComRom
è un sistema che presuppone la conoscenza di una lingua romanza (livello scolastico o lingua madre). Anche la
conoscenza dell’inglese può fornire un notevole aiuto: gran parte del lessico
inglese soprattutto colto e buona parte dei neologismi (nell’informatica,
nell’economia, nella scienza) sono di origine romanza: si pensi a ‘computer’ –
computare, a ‘study’ – studio o a ‘discourse’ – discorso.
Come il cercatore d’oro che dall’acqua setaccia il prezioso metallo, nelle
sette fasi di filtraggio lo studente
estrae dalla nuova lingua tutto quello che già gli appartiene in quanto proprio
della sua lingua. Dopo aver
setacciato sette volte la lingua alla ricerca di elementi conosciuti, ci si
rende conto che un testo giornalistico nella nuova lingua (p.e. di politica
estera) è facilmente accessibile .
La suddivisione sistematica in sette campi diversi nasce da esigenze di
chiarezza. Lo studente dovrebbe essere cosciente dei singoli domini che
contribuiscono alla comprensione complessiva. L’ordine segue un criterio di
crescente impegno: ciò che è piú facilmente riconoscibile nella nuova lingua
precede quello che è possibile comprendere solamente grazie a uno sguardo piú
attento o a une breve attività esercitativa. Dopo la fase iniziale, di natura
didattica, il lavoro di deduzione pratico fa affidamento su tutti e sette i
setacci, senza una separazione artificiale e senza successione gerarchica,
applicando il dominio o i domini che meglio soddisfano le esigenze del momento.
1.
Il primo setaccio individua il Lessico internazionale [LI] della nuova
lingua, lessico che in tutte le lingue viventi standard si è creato in seguito all’evoluzione moderna della vita e
del pensiero e che è condiviso in misura notevole dalle diverse lingue. Tale
condivisione si attua in buona parte su una base latino-romanza, ciò che
nell’ambito di questo primo setaccio favorisce di gran lunga le lingue romanze.
Una persona adulta dispone di ca. 5000 di queste parole, che egli può
riconoscere senza nessuna fatica nelle altre lingue, nelle quali generalmente
appaiono con poche variazioni. Queste parole internazionali, insieme ai nomi
conosciuti di persone, istituzioni, luoghi, ecc., formano la componente
testuale riconoscibile a prima vista in un articolo di giornale, p.e. di
politica internazionale.
2.
Il secondo setaccio filtra il lessico
condiviso dalla famiglia delle lingue romanze, il Lessico panromanzo [LP]. Questo setaccio rivela come la conoscenza
anche di una sola lingua romanza apra la strada verso tutte le altre. Circa 500
parole del passato latino sono ancora presenti nel lessico elementare di buona
parte di esse.
3.
Il
riconoscimento di Corrispondenze
fonologiche [CF], basate su un ridotto numero di formule che elencheremo
sistematicamente, costituisce il terzo
setaccio e permette di
identificare le parentele lessicali. Sarà cosí possibile, senza uno sforzo
eccessivo di apprendimento e traendo sempre spunto da un esempio modello (p.e:
“se all’it. notte corrispondono il
fr. nuit e lo sp. noche, all’ it. latte corrispondono il fr. lait
e lo sp.leche”), passare velocemente
in rassegna una quantità notevole di sviluppi storici e riconoscere la parola
nella nuova veste.
4.
Il quarto setaccio è legato alle Grafie e pronunce [GP]. È vero che le lingue romanze utilizzano le stesse
grafie per la maggior pare dei suoni, ma singoli esiti ortografici sono
comunque diversi e ostacolano il riconoscimento della parentela lessicale e
semantica. Il nostro metodo, con una veduta d’insieme sistematica, rende
consapevoli di queste differenze, mostra la logica delle convenzioni
ortografiche di ogni lingua e diminuisce gli ostacoli al suo apprendimento. Lo
studente dovrà dirigere la sua attenzione a pochi fenomeni importanti.
Parallelamente alcune convenzioni di pronuncia sono rese trasparenti e
permettono cosí di identificare parentele lessicali: spesso parole scritte in modo
diverso si pronunciano in modo simile.
5.
Il quinto setaccio concerne le Strutture sintattiche panromanze [SSP].
I nove tipi fondamentali di frase sono strutturalmente identici in tutte le
lingue romanze. È facile intuire quanto le conoscenze sintattiche in una lingua
romanza possano essere utili nella comprensione di tutte le altre, permettendo
di situare la posizione di articoli, nomi, aggettivi, verbi, congiunzioni, ecc.
Anche in molte frasi secondarie (frasi relative, frasi condizionali) la
posizione delle parole è facilmente riconoscibile. Questa notevole omogeneità sintattica permette di isolare e comprendere,
grazie a brevi suggerimenti, le particolarità delle singole lingue.
6.
Il sesto setaccio concerne gli Elementi morfosintattici [EM] e mette a
disposizione formule di base con cui i diversi elementi grammaticali
dell’universo romanzo possono essere ricondotti a un denominatore comune (p.e.
“Da che cosa si riconosce una prima persona plurale dei verbi romanzi?”). È
cosí possibile, durante la lettura, dedurre lo scheletro grammaticale della
frase. Gli elementi morfosintattici sono tra gli elementi piú frequenti di un
testo; di conseguenza il loro riconoscimento è particolarmente produttivo.
7.
Il settimo setaccio, Prefissi e Suffissi [PS],
permette di dedurre il senso di parole composte separando il prefisso o
suffisso dalla radice. È sufficiente ricordare il significato di un numero
esiguo e facilmente memorizzabile di prefissi e suffissi latini e greci per
capire un ampio numero di parole.
Assimilate queste sette fasi lo studente ha preso atto della vastità
inattesa delle proprie conoscenze, che grazie all’approccio comparativo valgono
non per una nuova lingua ma
immediatamente per tutte le altre lingue romanze. Con EuroCom non si avanza
faticosamente da una lingua all’altra e poi dopo qualche anno alla successiva,
ma si ha la possibilità di affrontare contemporaneamente tutte le lingue di una
famiglia linguistica. Anzi, si potrebbe dire che piú lingue vengono abbordate, piú il metodo è efficace ed
economico. Contrariamente a ogni approccio tradizionale, limitare i propri
obiettivi compromette i vantaggi dello studio.
Solamente nella seconda fase del metodo il percorso d’apprendimento sarà
piú fortemente influenzato dalle motivazioni personali e lo studente potrà
privilegiare una o piú lingue.
A questo scopo nella seconda parte di questo volume presentiamo i Miniritratti di cinque lingue romanze,
parlate nel loro insieme da ca. 700 milioni di persone. Questi miniritratti
sistematizzano le conoscenze linguistiche acquisite grazie all’aiuto dei sette
setacci e le completano adeguatamente. Il miniritratto inizia con dati sulla
diffusione geografica della lingua e sul numero di parlanti, fornisce un breve
quadro dell’evoluzione storica dalle origini fino a oggi ed elenca i dialetti e
le varietà piú importanti. Fondamentale per ogni miniritatto è la sezione Caratteristica, che delinea in maniera riassuntiva i tratti tipici della lingua, in particolare la pronuncia, la grafia
e la struttura lessicale. Questa sezione permette di prendere coscienza di ciò
che fino allora si era assimilato in maniera intuitiva. È soprattutto in questo
momento che agli occhi dello studente si delineano i contorni particolari di
ogni singola lingua.
Alla caratterizzazione segue un Minilessico
strutturato in categorie lessicali. Oltre a introdurre alcune nozioni
grammaticali esso offre sistematicamente i
400 elementi lessicali piú frequenti: numeri, articoli, preposizioni,
sostantivi piú importanti, aggettivi, congiunzioni, pronomi, avverbi di luogo,
di tempo e di quantità e i 20 verbi piú diffusi con le rispettive coniugazioni.
In questo modo è possibile, da una parte ripetere ordinatamente le parole già
dedotte grazie ai sette setacci, dall’altra completare il nostro lessico con
parole importanti che esistono solamente nella lingua specifica. In una
rassegna conclusiva, strutturata alfabeticamente, appaiono per ogni lingua le
parole piú frequenti o che rivestono un’importante funzione strutturale, parole
che compongono il 50-60% di un testo normale. Da questa lista sono poi estratte
quelle parole a cui non si è potuto giungere attraverso il processo di
filtraggio. Per lo studio di queste parole si consiglia una speciale
attenzione. Si tratta fortunatamente di pochi vocaboli (benché frequenti),
mediamente 12 per lingua.
I miniritratti sono presentati consapevolmente in modo concentrato: con un
minimo di impulsi di lettura e studio (dodici pagine per lingua) si può
acquisire un massimo di risultati e facilitare notevolmente la comprensione
nella lettura.
Con questa struttura lo studente dispone di una base solida per lo sviluppo
di una competenza ricettiva, competenza che può ampliare velocemente con una
lettura intensiva e diversificata nelle lingue favorite. A questo stadio il
passo verso la ricezione orale non è molto lungo e la motivazione per passare
alla produzione linguistica, sia orale che scritta, è molto forte. Ad ogni modo
si può ricordare come l’acquisizione di una buona competenza ricettiva in piú
lingue sia di per sé un fattore di
fondamentale importanza per la cultura europea.
Questo manuale è appropriato per università, scuole superiori, scuole serali, piú in generale per un apprendimento accompagnato da insegnanti che dispongono di una competenza in diverse lingue romanze. È inteso come introduzione o come complemento al materiale già esistente in quantità e varietà notevoli per lo studio delle singole lingue, materiale che ogni studente potrà utilizzare secondo gli interessi e le esigenze specifici. Lo studente, preparato e sensibilizzato grazie al nostro metodo, può seguire con piú facilità, profitto e rapidità i manuali tradizionali e dedicarsi all’approfondimento di un numero di lingue maggiore.
Non è necessario che gli insegnanti padroneggino tutte le lingue trattate
in questo libro. Ciò che conta è che essi siano disposti, anche nel caso di una
lingua sconosciuta, a porsi di fronte a un testo con entusiasmo per decifrarlo
insieme agli studenti. L’uso di questo manuale può essere consigliato anche a
gruppi senza insegnante nella misura in cui i partecipanti provengano da
differenti regioni linguistiche e si completino reciprocamente. Nel caso
dell’utilizzo di questo libro per lo studio individuale è consigliabile
integrare strumenti uditivi che consentano l’apprendimento della pronuncia.
Sfruttare sistematicamente la parentela tra le lingue permette di accedere
piú facilmente al plurilinguismo. Se EuroCom semplifica notevolmente il processo
di apprendimento, decisiva rimane, come già si è sottolineato, la motivazione personale. La disponibilità
al plurilinguismo è fortemente determinata dai successi e fallimenti
nell’apprendimento scolastico di una lingua e piú in generale dalle esperienze nel
contatto con lingue straniere. Prima di iniziare con EuroCom è perciò
consigliabile tematizzare le paure e
i pregiudizi relativi al plurilinguismo e archiviare le barriere soggettive.
In quelle nazioni in cui non si è abituati fin dall’infanzia al
plurilinguismo ci sono in particolare cinque
paure o pregiudizi che si riflettono negativamente sulla motivazione e
ostacolano un piú facile accesso ad altre lingue. Il discente deve rendersi
conto di queste inibizioni per poi rimuoverle. Alle spalle dei timori ci sono
generalmente concezioni irrazionali e inconsciamente difensive.
1.
“Sono troppo vecchio. Solo da bambini si può
imparare una lingua.” Si tratta di una sottovalutazione delle facoltà di
apprendimento degli adulti. Bisogna al contrario essere consapevoli che i
vantaggi del bambino, che dispone di molto tempo e molta energia ludica per
identificarsi con la lingua che
impara, sono perlomeno equilibrati dalle maggiori conoscenze della persona
adulta. Questa, grazie al tesoro di esperienze linguistiche e alla maggiore
cultura, progredisce in realtà piú velocemente del bambino, soprattutto se si
applica intensamente e con forte motivazione a una lingua. Nel caso
dell’inserimento dell’adulto in un altro ambiente linguistico, anche l’ascolto e
la pronuncia corretti sono una questione di atteggiamento, di disponibilità e
di fiducia in sé stessi.
2.
“Non sono dotato per le lingue.”
Eccettuato il caso di disfunzioni cerebrali non esiste l’inettitudine
linguistica. Ogni uomo ha imparato la propria lingua materna e allo stesso modo
può imparare altre lingue. Si dimentica sempre che l’acquisizione della lingua
materna è un itinerario complesso che si protrae per anni e che l’apprendimento
di nuove lingue si può svolgere perfino piú rapidamente. Dietro la scusa della
presunta incapacità si celano nella maggior parte dei casi mancanza di
motivazione, di disponibilità o di coraggio nell’adattarsi a una nuova
situazione.
3.
“Se imparo ancora una lingua tanto simile, mi
confondo. Ho paura delle interferenze.” Alla base di questa interpretazione
negativa del passaggio da una lingua a un’altra simile c’è una rappresentazione
errata del funzionamento cerebrale: si pensa che nella testa non ci sia posto
per molte lingue. Vale invece per le lingue quello che vale per le altre
facoltà dell’uomo: piú lingue si imparano, piú facile è impararne di nuove.
A proposito della temuta interferenza tra lingue
bisogna essere consapevoli del grande vantaggio rappresentato dalla capacità di
riconoscere immediatamente e di poter facilmente memorizzare parole grazie alla
loro somiglianza con quelle di un’altra lingua senza che sia necessario un
investimento di tempo supplementare. Se si pensa a quanto sia problematico, per
la mancanza quasi totale di affinità, non poter produrre interferenze tra le
nostre lingue europee e lingue come il giapponese o l’arabo, si sarà grati di
poter mettere le interferenze a buon profitto. Durante il contatto sempre piú
intenso con la nuova lingua si svilupperà automaticamente la facoltà di capire
quali parole, strutture e suoni sono propri della lingua in questione.
Ribadiamo: all’inizio dello studio di una nuova
lingua non è un ostacolo ma un immenso vantaggio poter far leva sulle parole di
una lingua imparentata.
4.
“Se imparo una nuova lingua, rischio di
dimenticare l’altra o le altre lingue straniere.” Questa paura è legata a
quella precedente. Quando si impara una nuova lingua ci si immerge
completamente in essa, soprattutto se ci si trova in un luogo in cui la si
parla. È normale che nel momento in cui si lavora intensamente all’acquisizione
di una nuova lingua non si possa convertire ad
hoc il proprio cervello a una lingua imparata precedentemente. Persone che
parlano piú lingue straniere conoscono questo effetto. È tuttavia sufficiente
iniziare una conversazione perché entro poco tempo riaffiorino le conoscenze e
il discorso si faccia piú fluido. Questo vale anche per lingue non usate da
anni. Esse sono, in un certo senso, immagazzinate nel cervello. È sufficiente
lo stimolo giusto affinché esse vengano riattivate. Importante è non essere
bloccati dalla paura. Allorché si riprende contatto con una lingua bisogna
avere fiducia nel fatto che le facoltà linguistiche acquisite tempo addietro
ritorneranno presto a disposizione.
5.
“Ho timore di parlare una lingua finché non
la parlo correttamente.” La quinta tra le paure che compromettono
l’acquisizione di una lingua è legata al perfezionismo.
L’idea che una lingua possa essere usata solo se pronunciata e scritta in
maniera assolutamente corretta blocca ogni tentativo di applicazione ludica e
sperimentale. La scuola, con voti e correzioni castratrici, ha sviluppato in
molte persone inibizioni di cui è necessario liberarsi. Nella scuola l’uso
della lingua è dominato dalla censura; evitare errori diventa un principio di
sopravvivenza. Se al contrario si basa l’uso della lingua sulla competenza
comunicativa, ogni enunciato, per quanto erroneo, diventa produttivo: farsi
capire è già un successo.
La competenza perfetta in una lingua straniera era
un simbolo di istruzione superiore e di prestigio sociale. Da questo
pregiudizio molti derivano la concezione che un uso imperfetto della lingua –
per quanto adatto alla comunicazione – sia da mettere in relazione a una
cattiva istruzione o a un basso livello sociale. Ogni competenza linguistica
supplementare – sia essa una competenza di lettura o una competenza di
produzione orale elementare – costituisce al contrario un patrimonio di esperienza e sapere. Colui che è
privo di conoscenze in lingue straniere e non ha alcun desiderio di mettersi
alla prova non ha neppure la possibilità di fare errori. Del resto anche il
perfezionamento della lingua madre dura tutta la vita.
Le cinque paure trattate in questo paragrafo rappresentano l’essenza degli
ostacoli linguistici soggettivi comunicatici dagli studenti nel corso del
nostro insegnamento. Si può aiutare lo studente a superare questi ostacoli
rendendolo consapevole dell’irrazionalità di tali paure e insistendo sulla
motivazione. Ribadiamo che queste difficoltà non rappresentano un problema
nell’acquisizione di competenze ricettive:
§
l’interferenza
linguistica nel leggere e nel dedurre può solamente essere di aiuto;
§
nell’acquisizione
della competenza ricettiva in nuove lingue si possono ovviamente commettere
errori di deduzione, ma tali errori non intaccano affatto l’apprendimento della
lingua.
Riassumiamo quello che abbiamo visto finora:
§
Imparare una
lingua è facile quando esiste un rapporto di parentela linguistica.
§
Il parlante
di una lingua europea conosce già
molto di gran parte delle altre lingue
europee. Allorché egli inizia lo studio di una nuova lingua dispone di un
sapere linguistico insospettatamente alto. Lo studente scopre che le lingue
vicine non sono straniere, bensí in
parte notevole lingue già proprie;
cosí acquisisce fiducia e contemporaneamente la motivazione per non lasciare
inutilizzato questo sapere linguistico.
§
Lo studente
è in grado di dedurre nuove informazioni attraverso processi analogici e
l’utilizzo razionale del contesto.
§
Gli
obiettivi sono immediati e realistici. Non si aspira a un perfezionismo
illusorio in una o due lingue ma a un aumento di competenze in molte lingue.
Questo perché una reale diversificazione linguistica in Europa comincia
solamente quando si è in grado di capire altre lingue oltre all’inglese, al
francese o al tedesco.
§
Il nostro
metodo vuole essere un complemento alle lezioni convenzionali nella singola
lingua o un mezzo per facilitare e accelerare le prime fasi di apprendimento di
una lingua straniera e delle lingue a essa imparentate.
§
L’offerta
linguistica tradizionale è cosí completata nel suo punto piú debole: la carente
diversificazione. Diamo in tal modo il nostro modesto contributo alla
formazione culturale dell’Europa.
§
Il nostro
metodo è rivolto a un numero piú ampio di abitanti europei di quanto non
facciano i metodi didattici basati sulla near
native language competence e valorizza le pur imperfette conoscenze
plurilinguistiche.
§
Grazie a
EuroCom gli europei possono rivalutare l’importanza delle lingue materne (anche
della propria) e opporsi all’imposizione di una sola lingua veicolare
internazionale (in genere l’inglese).
§
EuroCom
conduce, infine, alla consapevolezza della compresenza e convivenza di diverse
culture europee.
Il nostro libro agevola la fase iniziale dello studio grazie
all’identificazione di ciò che già si conosce. I timori iniziali e i loro
effetti negativi sono evitati.
Concentrandosi sull’acquisizione di competenze ricettive (lettura di testi)
è possibile conseguire un progresso molto veloce. Il nostro metodo utilizza
tutte le vie possibili per suscitare e ravvivare motivazione, divertimento e
curiosità. Questo approccio solletica il piacere della scoperta.
L’economia di studio diventa tema di riflessione. Si usano sistematicamente
formule a multipla applicazione e ad alta rendita. Al posto di un accumulo
successivo e faticoso di lingue in un processo che si protrae per anni subentra
l’apprendimento parallelo di molte
lingue attraverso l’identificazione di significati lessicali e strutture
rilevanti. Lo sguardo si proietta su tutte le lingue imparentate.
Limitarsi a una lingua diventa un ostacolo, aprirsi alle altre una facilitazione.
Le scuole attualmente limitano la scelta alle solite due o tre lingue,
escludendo cosí lingue importanti nel contesto europeo come il neerlandese e il
portoghese, senza contare quelle meno diffuse come il catalano e il romancio.
Con un approccio nato da motivazioni psicodidattiche EuroCom si sforza di
rivalutare gli ‘errori’ come prestazioni deduttive parzialmente riuscite, che
hanno solamente necessità di essere migliorate. Si mette cosí in primo piano la
componente positiva della deduzione. L’alunno deve evitare di cadere in quella
fobia dell’errore che si incontra spesso nell’insegnamento tradizionale.
La competenza ricettiva parziale che lo studente può trasformare in conoscenze piú solide, mediante altre letture e l’aiuto occasionale del dizionario, accompagnato o meno da un insegnante, porta fin dall’inizio un risultato comunicativo concreto: la competenza ricettiva permette di leggere informazioni su e dall’altro paese in lingua originale. EuroCom prende implicitamente in considerazione la trasmissione di conoscenze culturali, che avviene perdipiú attraverso testi indigeni. I lettori poliglotti non dipendono da traduzioni.
La competenza di lettura, inoltre, è la base piú semplice per permettere
allo studente adulto di formare rapidamente una competenza uditiva attraverso
altri media. La competenza uditiva permette di recepire direttamente
informazione televisiva da molti paesi. Sarà possibile comprendere altri
europei che parlano in queste lingue e continuare a conversare nella propria
lingua madre (se i partner ne hanno acquisito la competenza ricettiva). È una
forma di conversazione che funziona in maniera eccellente dopo pochi minuti e
permette di sostituire la comunicazione in un inglese deficitario. Essa
potrebbe essere posta come programma per tutti gli europei, all’insegna del
‘saper ascoltare’.
Tale ‘comunicazione tandem’ è la
via piú semplice per prepararsi all’uso attivo della lingua; nel momento in cui
si ascolta frequentemente e si capisce una lingua, si imparerà presto a
parlarla.
Oggi pochi europei sanno dove li condurrà la vita professionale e privata.
Una competenza ricettiva diversificata in una o piú famiglie linguistiche può
trasformarsi in tempo breve in competenza produttiva in una lingua specifica.
Solamente quando molti europei conosceranno molte lingue d’Europa, l’Europa diventerà europea, e non
esclusivamente anglo- (o un po’ gallo- o germano-) centrica. Chi conosce
similarità e differenze nelle lingue europee vivrà meglio prossimità e
diversità delle nostre culture. Cosí sarà piú facile conciliare la propria
identità con apertura e simpatia per alloglotti e stranieri.
Le esperienze di facile acquisizione della competenza ricettiva in una
famiglia linguistica (quella romanza) motivano all’applicazione dello stesso
principio ad altre famiglie linguistiche (germanica, slava).
EuroCom, in questi ultimi quindici anni, ha contribuito a superare il
pregiudizio che non è possibile imparare piú lingue contemporaneamente.
EuroCom può essere adattato a ogni gruppo di parlanti, p.e. EuroComRom per anglofoni, EuroComRom per parlanti di una lingua romanza o
EuroComGerm per tedeschi o parlanti
di una lingua romanza. Una rete globale di manuali EuroCom, basata con i suoi
interscambi reciproci sulle tre maggiori famiglie linguistiche d’Europa,
contribuirà ad agevolare l’accesso alle lingue parlate dalla maggior parte dei
700 milioni di europei.
Il libro:
Gian Paolo Giudicetti, Costantino C.M. Maeder,
Horst G. Klein, Tilbert D. Stegmann,
EuroComRom - I sette setacci:
Impara a leggere le lingue romanze!
(ISBN 3-8265-9742-7)
è pubblicato in italiano dallo
Shaker Verlag.
